I dati diffusi dalla Regione Emilia-Romagna sulla raccolta differenziata, che nel 2025 ha raggiunto l’80,3%, confermano un risultato importante per il sistema regionale di gestione dei rifiuti e il raggiungimento dell’obiettivo fissato dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e per l’economia circolare (Prrb) 2022-2027.
Un traguardo che assume valore innanzitutto dal punto di vista ambientale. La raccolta differenziata è il presupposto per recuperare materia dai rifiuti, ridurre il consumo di materie prime e limitare il ricorso allo smaltimento. In altri termini differenziare significa, oltre a rispettare la normativa, tutelare l’ambiente, ridurre l’impatto sul pianeta e contribuire alla diminuzione delle emissioni di CO2. Un percorso necessario per contribuire, anche attraverso la gestione dei rifiuti, a salvaguardare il pianeta e il futuro, evitando la realizzazione di nuove discariche - oggi in Emilia-Romagna va in discarica solo lo 0,4% dei rifiuti, a fronte dell’obiettivo europeo del 10% - e di nuovi termovalorizzatori.
Rispetto a questo percorso è particolarmente importante il ruolo della regolazione, definito fondamentale nel comunicato della Regione che ha richiamato anche l’importanza della collaborazione tra cittadine e cittadini, Comuni e gestori. Affidamenti di lungo periodo, obiettivi ambientali chiari e collaborazione consentono, infatti, di programmare gli investimenti e di migliorare progressivamente la qualità e l’efficienza dei servizi. ATERSIR ha infatti gestito le gare per l’affidamento dei servizi, definito gli obiettivi per i gestori e stabilito le tariffe e gli investimenti, creando un quadro che si configura come stabile ed efficace. Ciò può essere identificato come uno dei fattori che ha guidato l’aumento della percentuale di RD.
La sfida, dopo il superamento dell’80%, è andare oltre il dato quantitativo. Differenziare meglio carta, plastica, vetro, metalli e frazione organica significa ottenere materiali di maggiore qualità, aumentarne il valore nelle filiere del recupero e contribuire anche al contenimento dei costi del servizio. Raccolte particolarmente efficienti possono, infatti, determinare benefici economici, contribuendo a limitare gli aumenti delle bollette.
È necessario continuare a migliorare il servizio, rendendolo quanto più possibile semplice e accessibile per i cittadini, ma nella consapevolezza che gli attuali sistemi hanno consentito di raggiungere gli obiettivi fissati. Restano margini di miglioramento, ma da coniugare sempre con il principio guida della sostenibilità ambientale.
Riduzione dei rifiuti, qualità della raccolta, recupero di materia e buona regolazione devono quindi procedere insieme: è questa la strada per consolidare il risultato raggiunto dall’Emilia-Romagna e trasformare le performance ambientali anche in una maggiore efficienza economica per il sistema e per gli utenti.
ll Direttore di ATERSIR Vito Belladonna commenta: “La soddisfazione è sicuramente grande come la consapevolezza di aver dato come ATERSIR un contributo importante, di essere uno dei tasselli di un “sistema” incardinato sui soggetti che fanno norme ambientali – Regione – e regolatorie – ARERA – e sui gestori industriali del nostro territorio che sono la colonna portante dei servizi. Restano ampie aree di miglioramento e di lavoro: la qualità della raccolta differenziata per migliorare la resa di trasformazione di questi rifiuti in prodotti ed energia, che è il vero obiettivo dello sforzo che facciamo nel raccogliere in maniera separata; il decoro delle città che non può essere sacrificato in nome della differenziata ma deve anzi migliorare. Un patto di fiducia coi cittadini ingaggiandoli sempre di più, convinti della sfida dell’economia circolare, riuscendo inoltre a migliorare l’informazione nei loro confronti e riconoscendo, anche in termini economici, la loro adesione a questo patto che per quanto riguarda i rifiuti ha come obiettivo produrne di meno in primis, separare meglio in modo da riciclare e recuperare sempre di più, riducendo al minimo – ed è possibile farlo – quelli che restano i rifiuti indifferenziati. E’ un sacrificio minimo che facciamo per contribuire al futuro nostro e dei nostri figli”.
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